martedì 2 settembre 2025

L' arrivo dell'Autunno

Torni come ogni anno
atteso;
il mio cuore
trabocca di succosa nostalgia
per la vita:
i tuoi colori luminosi
non accecanti
conferiscono senso.

Provo desiderio di vita.
Come se da un luogo esterno
potessi vedere il mio cammino
e afferrare con le viscere che si stringono
ciò che è stato:
il  giornaliero sforzo di prolungare
ogni istante
e andare oltre il fuggevole assaporare la gioia
sorseggiandola.

A chi dice che troppa è la malinconia
oppongo i colori delle vigne
sulle colline.

Stagione di speranza questa
perché il frutto e la luce
annunciano
non declino
ma pienezza.


Camminiamo sulla cresta d'una collina,
il confine labile tra cielo e terra:
le nuvole proiettano le loro forme 
tra solchi ordinati.
Tra poco ci siederemo a tavola
per mangiare sapori 
antichi e semplici
innalzando un calice a qualsiasi cosa
racconti di noi.

Autunno non è decadenza
è celebrazione.

Le cose
del mondo che viene
celate
non nel chicco che nasce
ma nell'acino che fermenta
e spacca gli otri vecchi:

vita esuberante 
ci attende.

Jonathan Simone Benatti - 02/09/2025



lunedì 23 giugno 2025

Parole dalla fine del mondo

Non dormo. Sono stanco.

Vento, mare, sole
mi rendono felice
e stanco.

Ma, non dormo.
Altra è la stanchezza che avverto.

Non dormo.
Non è il caldo di questa notte estiva:
c'è una brezza piacevole come una carezza sul collo.

E' colpa dell'uomo se non dormo,
e dunque è anche colpa mia.

Tu, invece, dormi. 
Il tuo respiro è un metronomo:
scandisce il tempo della meraviglia
(anche nel tuo sonno,
chi conosce quali siano le visioni colorate).
Sorridi persino mentre il buio
cela in parte il tuo volto.

Ma, io non dormo.

Penso.

In posti lontani da noi
si decide, si uccide,
cadono bombe dal cielo,
e bambini che come te sorridono mentre sognano
ora tremano senza nessuno forse
che vegli sulle loro paure.

Quando si priva il germoglio dell'universo
del suo sorriso
quando a voi che siete 
colore, profumo, astro,
danza e musica,
si toglie il mondo
tutto ciò che un uomo può scrivere
sono parole dalla sua fine.

Non dormo. Sono stanco.
Ma, non dormo.

Tu, invece, dormi,
Il tuo respiro è un metronomo:
continua a scandire il tempo della meraviglia.

Allora sincronizzo queste quattro crome di cui sono capace
al tuo tempo.

Dalla fine del mondo
non si leva l'angelo della storia
che contempla le rovine,

ma questa filastrocca che canti
e che io canto con te.

Noi opporremo l'unica resistenza possibile
anche se fosse un girotondo sull'orlo dell'abisso:
redigeremo degli elenchi
ogni giorno
di tutto ciò per cui dire grazie.

Sperando contro speranza,
continueremo a giocare 
a porgere le mani
a condividere un frutto
a sorridere per il volo di un uccello
a stupirci delle forme mutevoli delle nuvole.

Dalla fine del mondo
scriveremo parole
antiche e semplici
(amore, bene, gioia, speranza, abbraccio)
e il nostro ricordo
non sarà nostalgia, ma stupore.

Dalla fine del mondo
continueremo a dire
oggi e domani.

Jonathan Simone Benatti - 23/06/2025





martedì 17 giugno 2025

Senza smettere mai di cantare

Per riposare un pochino
dal traffico che ci costringe
a marciare incolonnati
ci fermiamo
scegliendo a caso
un luogo appena fuori dal casello autostradale.

Montagne e colline
un piatto di pasta, del pollo grigliato
e una zuppa di fagioli.

Sento che dal centro del mio corpo
si sprigiona una fuocherello
la fiamma pilota della contentezza.
Essere insieme, in viaggio,
senza orari, senza un piano,
sapersi attesi a casa,
amati,
distratti rispetto a ogni pesante onere.
Sentire con la pelle
e con ogni fibra di carne
la nostra presenza -
ogni volta così:
estendiamo la nostra geografia
e ci facciamo più vicini.


Sorrido spontaneamente
sorrido come quando con voi guardo il mondo.
Le lenti
che correggono la mia miopia
sono le persone che amo e mi amano.

Il mondo
non è più minaccioso:
tutto si fa leggero e giocoso
e vorrei che ogni giorno maturasse
nella consapevolezza
che i doni
eccedono ogni lamento
che la grazia 
precede ogni mio passo
e che sia 
necessario 
non smettere       mai
di cantare.

Jonathan Simone Benatti - 17/06/2025

 

venerdì 6 giugno 2025

Universi (ascoltando Radiance Part XIII)

Ardere a tal punto
di vita
da provare nostalgia
persino per antichi dolori
solo perché il pungolo nella carne
la carne fa viva.

Desiderare poi d'essere lievi
per poter contemplare
dal centro d'una dolcezza inesorabile
la propria vita:
troverà ogni frammento
dall'alto
la sua collocazione?

Incompiuta
è la vita
perché divenire.

La saggezza non risiede
nel risolvere le tante dissonanze
ma nel lasciarle vibrare libere
continuando 
ad ascoltare, 
guardare,
toccare,
camminare
ed essere una vita tra le tante possibili

così larga 
da accogliere in sé
l'incommensurabile numero di universi
che palpitano
e sono vite come la mia.

Jonathan Simone Benatti - 06/06/2025

martedì 3 giugno 2025

Orto urbano

Accorgersi di ciò che è bello
è un po' come ricordare:
si elabora e si connota
un luogo, un incontro o un momento
soltanto dopo che 
il luogo è stato visitato,
l'incontro è avvenuto,
il momento è stato consumato.

Così di una vacanza:
si lascia un posto vuoto
per essere altrove
e godere della lontananza
da ciò che costringe
e asserraglia da ogni lato
(diverso è il mare che circonda l'isola
dai doveri che s'infrangono sulle coste
dei lunghi giorni feriali).

Questa mattina
dal balcone
ho guardato 
le altre case,
gli alberi, la strada,
i fiori e qualche passero
che beccava briciole e semi:
la bellezza non si deve cogliere
nell'atto di fuggire,
ma al centro della vita d'ogni giorno.
Essa si offre
a chi
ha occhi per vedere,
orecchie per udire
o, almeno, tenta.

Jonathan Simone Benatti - 03/06/2025

mercoledì 28 maggio 2025

Tracce

 Le tracce che Robert Walser lasciò sul suo cammino furono così lievi che hanno rischiato di disperdersi.
(W.G. Sebald, Il passeggiatore solitario)


Ecco a cosa aspirare:
essere così leggeri
da non schiacciare l'erba 
mentre si cammina,
ma essere così unici
da divenire ricordo dolce
ogni volta che il vento
accarezza l'erba.


Jonathan S. Benatti - 28/05/2025 

martedì 27 maggio 2025

A partire da un accordo di settima

Il pensiero magico
per me consiste nel trovare
un compito ancora da eseguire,
un luogo ancora da visitare,
dei fatti ancora lungi da accadere
a cui vorrei assistere,
momenti che vorrei condividere,
et cetera et cetera
come pretesto per prolungare la mia vita e la vita di chi amo
(soprattutto quando ho paura e 
avverto la fragilità dell'esistenza). 

La morte

posso interpretarla con gli occhi della filosofia,
spiegarmela come processo biologico naturale,
scomodare l'entropia e le termodinamica,
ma rimane un corpo estraneo,
fastidiosa come un frammento di cibo incastrato tra i denti;
la mente, come la lingua, ci passa e ripassa sopra,
succhia, costringe a smorfie,
pur di togliere questo fastidio.

E il fastidio rimane.

La morte

ha uno strano rapporto con la bellezza:
penso a un alveare,
a fuchi, api operaie e alla regina.

Mentre assaporo il dolce nettare
ricordo che sei settimane sono assegnate
alle laboriose creature.

In bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l'ebbi inghiottito
ne sentii con le viscere tutta l'amarezza.


Fatico a a dare spiegazioni a mio figlio
che mi chiede cosa sia
e perché le persone muoiano.

L'unica risposta che gli so dare
è questa:
la morte è non poterti vedere.

I bambini, si sa,
costringono ad andare all'essenza delle cose,
senza troppi abbellimenti: 
trilli, mordenti o gruppetti.

Inutile dire che il cuore smette di battere,
che questo o quell'organo non funziona più,
che non si respira
che si diventa inanimati.

E' il non vedere:

La gloria transitoria di questo mondo,
nonostante l'uomo cattivo,
nonostante il grido che sale dalla terra,
nonostante la violenza a cui siamo insensibili
nonostante l'ingiustizia alla quale siamo ormai anestetizzati.

La gloria transitoria di questo mondo
che
pur macchiato, 
consunto,
logoro, 
calpestato
è il prisma traslucente
che permette
la rifrazione di una Luce antica
e personale.

I bambini si sa,
costringono ad andare all'essenza delle cose:

Che cosa è la morte?

Alla tua domanda di bambino
ho deciso di dirti ciò che credo: 
la morte
è solo per un momento,
un tempo duro di separazione,
ma
ciò che permane è la vita.

Questo semino che le nostre mani piantano
nel suolo
sarà l'albero che fruttifica dodici volte all'anno
le cui foglie guariscono le nazioni
le cui radici attingono
al fiume che sgorga dal Tempio;
questo semino sarà continuare a sorridersi
nella reciprocità di sguardi.

Jonathan Simone Benatti - 27/05/2025







giovedì 15 maggio 2025

Fede

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita.
(Matteo 6:25)

Ci sono mattine
(soprattutto in primavera)
in cui, aperti gli occhi
al canto del passero,
penso, 
alternando esultanza a rimorso,
a come io tradisca la fede che dico di possedere:

battezzare le proprie preoccupazioni
non rende sacro il terreno sul quale cammino.


Ci sono mattine
(soprattutto in primavera)
in cui, aperti gli occhi
al canto del passero,
prego.

Signore, abbi pietà di me.
Insegnami a disimparare la vita dell'adulto
e fa che le parole tornino ad avere il loro significato:
fede sia fede (non un surrogato)
gioia sia gioia,
pace sia pace.

E come il passero del cielo
e il giglio della terra
la mia sola occupazione
sia essere chi mi hai dato d'essere.

Jonathan Simone Benatti - 15/05/2025



giovedì 8 maggio 2025

Dopo la lettura quotidiana

Che poi
Ninive è:
Washington, Roma, Londra, Parigi, Mosca
e ogni luogo dove potere e massa
s'intrecciano indistricabilmente.

Che poi
Ninive siamo noi:
noi che calpestiamo il diritto dei deboli,
noi che, come animali ben pasciuti,
prestiamo ascolto alla nostra pancia
e scalciamo lontano gli animali più fragili,
noi che erigiamo pali sacri, offriamo incenso
all'opera delle nostre mani e ad essa ci sottomettiamo
(le nostre divinità pagane si chiamano: criptovaluta,
intelligenza artificiale, cyberspazio, lavoro sottopagato,
guadagno sfrenato, individualismo - 
abbiamo un pantheon eclettico e sincretista
adattabile alla misura povera del nostro io).

Che poi
Naum ogni tanto appare
e come ogni profeta 
e come ogni profetessa
lo gettiamo in fondo a una cisterna
ne relativizziamo la parola
deridendo i moniti seri
pensando che tutto andrà sempre
come è sempre andato
sorridendo all'idea che Dio
(se esiste dicono molte e molti)
possa interessarsi a questo piccolo mondo litigioso
disperso tra le stelle ed i pianeti.

Che poi
siccome Dio non molla la presa
Naum continua a parlare
e continueranno ad esserci tanti Naum, Amos, Michea, etc:
ed è strano
ed è bello
essere amati da Qualcuno
che a differenza nostra,
persino nel giudizio,
ha in vista noi
in un amore consumante.

[Jonathan Simone Benatti - 08/05/2025]



giovedì 10 aprile 2025

Lo Sposo - Una meditazione occasionale

Le mani nude che scavano
la terra: un lavoro 
a cui ogni essere umano
s'appresta ogni giorno

dimenticando di guardare
anche solo per un attimo 
il cielo
dimenticando l'antica saggezza del poeta
che scorge con esattezza 
un bipede nell'uomo,
non già un quadrupede:
perché possa rivolgere
lo sguardo in alto
perché possa provare
lo splendido terrore
di contemplare spazi antichi,
così antichi che la loro luce
proviene da altre epoche.

E poi un suono lontano.
La musica
il collante dell'universo
che nudi ci pone di fronte 
a ciò che troppo facilmente
anneghiamo nelle preoccupazioni e nelle fatiche:
l'Amore chiama e cerca senza sosta
l'incontro di Volto e volto.

(Mentre la notte guardo il tuo
mentre mi specchio e vedo le ferite del mio
so che il tentativo di un passo
nella direzione dell'Amore
vale più della stessa vita).

Jonathan Simone Benatti - 10/04/2025

mercoledì 19 marzo 2025

A kingdom of my own (su una frase di John Constable nel giorno chiamato Festa del Papà)

Il mio regno
a tutti è accessibile
perché a tutti appartiene.

Esso è:

il sole che sorge e tramonta,
la luna mutevole che insieme guardiamo,
il ponte sul fiume attraversato dai treni,
la gru che si staglia asettica sul palazzo,
il mare più scuro del cielo,
il cielo più chiaro del mare,
le nuvole con le quali giochiamo
dando nomi alle forme e 
immaginando di toccarle con le dita
per poi schiacciarle e sentirne la soffice consistenza,
l'erba e le margherite del campo
con le quali Dio si diverte come un bambino
a ripeterle ognuna diversa e ognuna uguale
sorpreso che una cosa così semplice
possa essere così affascinante,
il nitore del giorno,
la nebbia che ci nasconde mentre camminiamo
e inumidisce il naso e le guance,
il rumore della sabbia calpestata,
la sabbia che trasciniamo in casa
e che scrolliamo di dosso una volta che abbiamo terminato
di arrampicarci sulle dune invernali,
una lista come questa 
elenco che non converge ad alcun numero finito
perché inesauste sono le possibilità
che questo regno offre.

Il mio regno
è però accessibile solo a noi
(pur appartenendo a tutti).

Il tuo essere al mio fianco
rende questo regno
il dono 
che non mi potrà mai essere tolto:
da quando il tuo primo respiro
ha rotto le maglie del tempo
la mia vita è estesa al di là della mia vita
e nulla può dirsi davvero mio che non sia già tuo.

Il mio regno
non è un'idea e non è nemmeno un luogo dove mi rifugio:
non ci sono roccaforti o bastioni infatti,
poiché la dolcezza della tua parola
è la tromba di Gerico
che determina il crollo d'ogni parete
e rende il mondo ampio:
permette al vento di soffiare dove vuole
e al mio cuore stretto dalle angosce degli adulti
di conoscere espansione
e diventare un bambino spensierato nuovamente
(The Child is the Father of the Man).

Il mio regno sei tu.
Questa frase semplice
è la mia apologia,
il mio motivo di speranza,
la mia fede in un mondo nuovo
a discapito del mondo presente,
la parola profetica di Dio
(ogni bambino è profezia divina e critica al mondo)
l'ulteriore elenco che sento di dover scrivere
per dirti che persino 
l'aggettivo possessivo io
è un modo di dire
il pronome soggetto tu.

Tu sei mio,
ma ancor più
io sono tuo
in una reciprocità
che s'affina nel lento e paziente
crogiuolo d'amore.

E se t'amo,
come in effetti t'amo
(anche se usiamo un compassato ti voglio bene)
è perché Altro
ci ha chiamato a qualcosa di più grande:
di me, di te,
delle persone,
della vita, della morte,
delle stelle, dell'oro,
del diamante che si forma segretamente nella terra,
della rosa e del suo profumo,
della primavera, 
della musica che ascoltiamo (e delle melodie inascoltate
ancora più dolci), etc.

Et cetera

Perché il nostro regno,
il mio, il tuo,
il tuo, il mio
trova in queste ripetizioni
ostinate come una fuga barocca
fantasiose come una fuga barocca,
inesauribili come l'Arte stessa della fuga
l'ulteriore fulcro
(quanti fulcri!)
attraverso cui solleviamo il nostro mondo
in attesa 
che giorno annunci a giorno
la nostra piccola storia quotidiana.

Jonathan S. Benatti - 19/03/2025




lunedì 17 marzo 2025

Un albero vicino a casa

Se io preferisco tanto l'autunno alla primavera, è perché in autunno si guarda il cielo - in primavera la terra.
(S.A. Kierkegaard, Diario, par. 229, 29 Ottobre 1837)

Non è raro che il cielo
in questi giorni dell'anno
sia così nitido
da essere il foglio
su cui ogni tratto della città
si definisce preciso.
Alzo gli occhi
all'intrecciarsi
di linee prospettiche e forme:
tetti, lampioni,
foglie d'alberi.

E i fiori
Fragili e brillanti
mentre il vento sparge 
petali e colori
sulla strada.

Cielo, strada
e poi mare:
da questo punto esatto infatti
le case basse s'aprono
per accogliere l'orizzonte, 
incontro tra acqua e aria.

Due gradazioni d'azzurro,
tinte uniformi
abbinate dalla luce del giorno.

Come un compleanno
anche questa ricorrenza 
assaggio
e mi è in bocca agrodolce:
miele sulla lingua,
amara nelle viscere.

Così, infatti, è della bellezza:
colma, eccedente, la misura degli occhi.
ma, come il cadere dei petali,
è insopportabilmente effimera.

Jonathan S. Benatti - 17/03/2025


giovedì 13 marzo 2025

Una preghiera occasionale: salutando mio figlio, prima che inizi il gioco

In quella parte del libro della mia memoria dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica [...] 
(Dante Alighieri, Vita Nuova I, 1)

E dimmi,
Dio che mi chiama figlio,
dimmi:
anche Tu provi felicità ed esulti
quando ti nomino 
Padre?

Dimmi, ti prego:
se vi sia corrispondenza
tra la sorgente che sento gorgogliare,
questo fiume d'acqua viva che scorre
e irriga il mio mondo arido,
e il Tuo aleggiare sulle acque;
intendo l'esatto punto di coincidenza 
dove mio figlio
pronuncia la stessa parola
e mi nomina sorridente, 
salutandomi prima del gioco.

E dimmi:
se questo mondo
non sia più solo lo specchio
attraverso cui vediamo in modo parziale,
in attesa di diventare adulti,
ma se ogni volto amato
sia la rifrazione lucente
di Te
che sei 
Colui a cui fuma la pelle
e che con noi cammini sotto la volta celeste.

Dimmi di Te
perché solo così
potrò camminare 
verso l'origine del mio piccolo cuore
incapace di contenere
il cosmo.

Jonathan S. Benatti - 13/03/2025


venerdì 7 marzo 2025

Desiderio

Il tempo passa
e mi si fa chiara
consapevolezza 
di ciò che desidero.

Una potatura di tralci
affinché ogni bacca
sprigioni sapore essenziale:
pastoso, rotondo.

Non ogni angolo di mondo
e i fasti della strada brulicante;
un bacio al mattino per far sorgere il sole
un bacio alla sera per accendere la luna.

Jonathan S. Benatti - 07/03/2025






mercoledì 5 marzo 2025

Dove?

A quale fronda, per voto,
appendere la mia cetra?

A nessuna.

Non sarò cantore 
ammutolito dal dolore. 
Sarò la sentinella
che scruta l'orizzonte 
e attende piedi leggeri
recanti la lieta notizia.

Il giusto per fede vivrà
e per la medesima fede
conserverà intatta la possibilità
di un sorriso.


Jonathan S. Benatti - 05/03/2025

giovedì 20 febbraio 2025

In un giorno gravoso sul lavoro (e pensando a mia moglie)

 But we by a love so much refined
(J.Donne, A Valediction: Forbidding Mourning)


Abbiamo affilato la lama delle parole
per incidere la rabbia del nostro amore
sulla pelle nuda
o, perlomeno, su quella
che non proteggiamo con la corazza
della solitudine.

Strana cosa sono gli amanti.
Non quelli che vivono d'istanti,
farfalle della passione,
ma quelli che si spogliano di pesi
per correre con perseveranza
insieme 
verso una meta ignota
(speranza dell'adolescente idealista
che dal caleidoscopio delle possibilità
sceglie un colore che gli sia rifugio).


E dunque:
cadano le nostre pesanti armature
e vieni, amica mia,
vieni nell'Eden giornaliero,
il santuario di Dio con gli uomini.

Cogliamo un grappolo qua e un grappolo là,
camminiamo privi di ogni veste,
liberi e senza vergogna alcuna
di guardarci, dirci, 
di stringerci alla luce della luna
e sentire i respiri sincronizzarsi.

Vieni, amica mia:
camminiamo 
lontani dall'albero della conoscenza del bene e del male.

E' la tentazione d'essere un dio
che rende le parole acute
e il cuore inespugnabile.

Io voglio essere per te
una semplice creatura.

Jonathan S. Benatti - 20/02/2025







venerdì 7 febbraio 2025

Ancora un volta

Ancora una volta
non smette di sorprendermi
come, fra tutte le persone,
io pure sia diventato padre,
un padre fra tanti padri.

Ti ho atteso a lungo.

Tua madre bella
mentre volgeva il volto al sole di Settembre,
nei primi giorni in cui giunse notizia
del tuo arrivo.

Io contemplavo il ripetersi quotidiano
di questa immagine
e, come ogni persona che conosca
le spire dell'impazienza,
camminavo per strada cercando un pretesto
per dire a tutti ciò che sarei divenuto.

Ancora una volta,
non mi abbandona la frenesia
di dire il tuo nome,
di raccontare di te
e d'essere fra quelli che, pur sparendo
e incamminandosi per la via di tutti i mortali,
siano ricordati:

per sconfinata dolcezza
nel mio passo perenne verso te.

Jonathan Simone Benatti - 07/02/2025







mercoledì 29 gennaio 2025

Come uno scriba (pensando a te dal centro della quotidianità)

Pensando a te, dal centro della quotidianità,
 Jeremy Sebastian


Come uno scriba
pazientemente
redigo memorie,
colleziono storie,
archivio dati,
annotando ogni evento
delle cronache 
del mio mondo minuscolo.

I testi più importanti
sono quelli che di te 
dicono,
di te.

Ogni giorno
diligente
aggiungo ricordi:
per tenerli tutti presenti.

Ogni giorno
mi desto e
ti vengo a baciare
mentre dormi sereno
impegnato a sognare.

Al mio primo passo nel mondo
ho la consapevolezza
che la tua vita
(che è la mia vita)
sarà per me 
lo sguardo compiaciuto di chi s'incanta 
a seguire la corrente del fiume che scorre,
il suolo che rinverdisce,
la gioia del cantare d'uccelli mattutini,
la forza del cibo,
la fatica del corpo
e il suo appagamento nel compiere un lavoro,
la libertà del tuffarsi in acqua,
la danza sciolta da ogni costrizione,
l'indecifrabile consolazione del suono,
il significato
d' amare e d'essere amati
al di là del fragile contenitore
della parola che descrive.

E se provo a immaginarmi che qualcuno legga
questa mie cronache familiari
un giorno, fra molti anni,
spero possa sorridere
come io sorrido addolcito
quando leggo lettere antiche
e scopro nuovamente
che, sebbene la storia sia unica per ogni essere,
qualcosa ci accomuna 
lungo le sue coordinate:
sì, amare ed essere amati,
sì, così è.

Jonathan Simone Benatti - 29/01/2025













giovedì 9 gennaio 2025

Una semplice constatazione

Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca. 
(Genesi 32:32)

Il quotidiano pellegrinaggio
al santuario della mercificazione
stride fiammeggiando
sul contorno del cielo paonazzo:
l'insistenza della grazia
che s'affatica 
per trasformare e curare.

Una piccola voce interiore
mi ricorda
d'ascoltare la Bocca
che pronuncia il mio nome
come nome nuovo.

Sciancato e
amato
oltre ogni intendere:
una semplice constatazione.

Jonathan S. Benatti - 09/01/2025






martedì 17 dicembre 2024

Un argine

Il pensiero di essere una piccola esistenza,
uno dei grani nella moltitudine dei grani di sabbia
che Abraamo fu invitato a guardare,
non placa ciò che mi brucia 
ciò che desidero dire -
anche se nessuno mi ascoltasse:
ogni parola
il mio argine personale contro la morte.

Jonathan S. Benatti - 17/12/2024



L' arrivo dell'Autunno

Torni come ogni anno atteso; il mio cuore trabocca di succosa nostalgia per la vita: i tuoi colori luminosi non accecanti conferiscono senso...