martedì 28 novembre 2023

Quando mi abbracci

Quando mi abbracci
generi me nuovamente.

Torno bambino
e provo
per un attimo

divertimento innocente
gioia della ripetitività
sorridere a una smorfia.

Quando mi abbracci
generi me nuovamente.

Torno bambino
e provo 
per un attimo

pianto irrefrenabile
sconforto improvviso
protesta contro il sonno
(perché c'è tanto da vivere).

Quando mi abbracci 
generi me nuovamente.

Torno bambino e
provo vergogna.

Ho scambiato il diventare
adulto e maturo
con la perdita d'incanto.
Ho perso il fascino di osservare
gli ombrelli colorati
nella pioggia,
l'entusiasmo per le mongolfiere
e per tutto ciò che vola,
ho lasciato un vocabolario semplice
(sole, foglia, mare, cielo)
per capziose espressioni misurate;

ho perso tutto questo
barattandolo con la spiegazione 
e il definire.

Soprattutto,
quando mi abbracci,
sono mio padre e mia madre che mi abbracciano
di nuovo
perché, 
è un mistero che mi affascina,
c'è una traccia di vita che ci lega
e ci tieni uniti 
nelle generazioni. 

Quando mi abbracci
generi me per la prima volta:

non conosco più ciò che ti precedeva
e la mia storia,
come quella dell'umanità,
si divide all'anno zero;
e la mia storia,
come quella di un profeta, 
affonda le radici nel passato,
si protende verso il futuro di promessa.

Quando mi abbracci
accadono tante cose,
che non mi so spiegare,
che non mi so spiegare.

Ma, forse il senso è proprio questo
e c'è una lezione più profonda:
Il mistero invita, luminoso.

O voi tutti che siete assetati, venite.

Jonathan Simone Benatti - 28/11/2023

mercoledì 25 ottobre 2023

Alle prese con i propri pensieri

Se dovessi procedere
alla tassonomia dei miei pensieri
sarebbe un compito 
humboldtiano.

Richiederebbe una scienza
meditata e profonda,
una capacità fuori dal comune:
di solcare l'Orinoco
e scalare il Chimborazo.

Mi domando se io sia
i miei pensieri
o se i miei pensieri
siano accidenti
sul cammino.

Sono questioni troppo 
raffinate per uno come me:
prendo una barchetta,
supero gli scogli di Viserba
e mi limito a guardare la spiaggia
dal mare.

Jonathan Simone Benatti - 25/10/2023


Spoon River revisited

(Scrivo dal vertice della fragilità)

Prima o poi
un nome me lo faccio anche io
sul legno o sul marmo.
Ci saranno,
come in ogni storia,
prefiche e piagnoni,
dolori autentici.
abbracci fatti al vuoto
perché questo, come tutti,
lascerò:
il compito sarà di decifrarlo.

Primo o poi 
un nome me lo faccio anche io
scritto sull'acqua e sulla polvere,
destinato all'oblio generale,
destinato a permanere in qualche cuore
come attesa di incontro
(spero che tu,
piccolo mio, desidererai ricongiunzione;
spero che tu, 
piccolo mio,
chiuda i miei occhi da adulto,
spero di vedere tutto di te,
piccolo mio).


Prima o poi
un nome me lo faccio anche io
inciso nella vita -
perché la lettera uccide,
lo Spirito invece vivifica -.

E anche se per poco,
il mio nome,
scritto o pronunciato
non da me 
(io lo nomino
solo se mi si domanda: 
il proprio nome deve dirlo l'alterità
affinché prenda significato),

prego
sia una testimonianza
del suo etimo:

Dio ha dato.

Jonathan Simone Benatti - 25/10/2023



giovedì 28 settembre 2023

Negli ultimi giorni di Settembre

Un giorno
svegliandomi
saprò di aver vissuto
una vita, 
una delle tante possibili,
perché, come un buon sapore,
ne avvertirò la nostalgia. 

Jonathan Simone Benatti - 28/09/2023

giovedì 21 settembre 2023

Creation, De-Creation, Re-Creation

 I. Creation

(Un oboe suona un tema barocco arioso
di bellezza indicibile)

Una mattina 
ci si sveglia
il cuore gonfio di vita:
così tanta
così eccedente
da render possibile
l'illusione che sia questa mia gioia
a tingere il mondo
delle sue sfumature.

L'armonia del primo giorno dell'uomo
nella creazione:
gli animali si presentano,
nomi sono dati,
si accarezzano i fiori e le foglie,
si colgono i frutti:
il mondo è un luogo accogliente,
l'amore coincide con  la comunione dell'Essere.



II. De-Creation
(Un tema atonale angosciante)

Morte, dolore,
interruzione, mancanza di senso,
ingiustizia, pianto,
oppressione.

Le acque di un diluvio
distruttore:
cacofonia e dissonanza.

Invano si cerca una risoluzione
all'incessante alternarsi di sequenze sonore,
invano si cerca una risposta
al mio dolore,
frazione infinitesima
del grido di protesta
del cosmo:

Perché?

Diastasi dell'Essere.

III. Re-Creation

(Dall'atonalità riemerge l'oboe e un nuovo tema
grazioso)

Spoglio d' ogni peso
riportato all'essenziale
un nuovo inizio:
non ritorno al passato:
futuro che diventa presente,
che incontra
nuova comunione 
matura 
(Esser-ci):
perché segnata dal marchio 
dell'amore temprato dalla complessità.


Jonathan S. Benatti - 21/09/2023

venerdì 8 settembre 2023

In attesa di partire per Torino

Torino
non è un luogo fisico
ma un segno sul mio braccio
che camuffo e nascondo
e riaffiora 
e tutti vedono
non appeno arrotolo le maniche
della mia camicia.

Torino
per me non è una città.
Torino è la Città.

E' il mio sangue

E' il mio accento ibrido:
senza cadenza, con vocali aperte

E' mia nonna
che desiderava vederla ancora una volta

E' mio nonno in bicicletta
di ritorno dalla Fabbrica

E' il dialetto e il vernacolo profetico
con cui si dice la vita

E' mio padre sul parquet che salta e corre

E' mia madre che mi accarezza, seduti nel tinello

E' mia sorella che a Torino non ci è nata
ma ascolta le mie apologie sulla Città

E' stringere la mano a mia moglie
per la prima volta

E' l'incontro
e raccontarsi le stesse storie
sentite e risentite
accresciute
vecchie e nuove
ed è guardarsi e scoprirsi adulti

Torino è questo viaggio
ogni volta nuovo
ogni volta atteso
ogni volta promettente e deludente
(idea e realtà talvolta non coincidono) 
eppure
Torino è il ritorno del figlio prodigo
che sa, come disse Cesare,
che una Città ci vuole.

Per sapersi vivi in questo mondo.

Jonathan Simone Benatti - 08/09/2023


venerdì 4 agosto 2023

Heavy Weather

La folata di vento improvvisa
è la cognizione della tua assenza.
Come di notte
le finestre aperte 
amplificano ogni rumore 
di oggetti trascinati, sbattuti, ribaltati
di sabbia che si alza, 
di foglie e fiori sradicati dal nutrimento
così accade quando le azioni amorevoli
imparate lungo tutta una vita
non trovano più corrispondenza.

Faccio gesti sì,
ma come se fossi l'ultimo uomo al mondo,
come se nessuno mi vedesse,
come se evocassi attraverso essi 
forze nascoste e irrazionali
per modificare le circostanze.

Una domanda per chi rimane:
la morte impone un nuovo modo di vivere
o disimparare ciò che si è vissuto?

La speranza rimane,
ma non come uno dei tanti capi di campionario
offerti dal mercato delle consolazioni.
E' protesta e grido

di lamento 

di vittoria.

Ogni cosa a suo tempo:
la carezza data,
la carezza che non posso dare,
la carezza che ti darò.

Jonathan Simone Benatti - 04/08/2023

L' arrivo dell'Autunno

Torni come ogni anno atteso; il mio cuore trabocca di succosa nostalgia per la vita: i tuoi colori luminosi non accecanti conferiscono senso...