giovedì 10 ottobre 2024

Ripensando ad alcuni viaggi

Quando ho visto certi luoghi
senza che tu fossi con me
desideravo telefonarti
e dirti con esattezza
non solo ciò che scorgevo,
ma lo zampillare euforico
di diletto e ammirazione
verso architetture, vegetazione,
cibi e bevande.

Quando ho visto certi luoghi
senza che tu fossi con me
ho pensato a come in realtà
io fossi solo distante,
senza essermi mosso.

Quando i luoghi 
li visito con te
non c'è bisogno di parola alcuna.
Tu sai, io so.
Proiettati in un abbraccio verso nostro figlio,
che ora cammina 
noi sorridiamo.
Questo basta
per dire d'avere viaggiato.

Jonathan S. Benatti - 10/10/2024
 

mercoledì 2 ottobre 2024

Non è che si possa far molto

 "Can you show how you missed me?"
The baby placed both hands on her stomach, saying "Miss you here".
(Ha Jin, Waiting)

 

Con la nostalgia e il vuoto
non è che si possa far molto. 
 
Per esempio oggi
è bastato leggere nel calendario 
esposto nella pasticceria
una frase di quelle che odio,
(mielosa, prevedibile,
scritta per dare a chi legge
la dose quotidiana di sentimentalismo spiccio)
e, mentre sorseggiavo il caffè,
ho pianto.
 
Non ho pianto in modo volgare.
Mi si sono inumiditi gli occhi:
come al solito.

 

Stupido.
Farsi trovare impreparati
di fronte alla banalità,
quando certe cose, come il dolore,
dovrebbero passare
attraverso alambicchi e cisterne
per estrarre gocce di distillato.
Raffinate.
 
Eppure con la nostalgia e il vuoto
non è che si possa far molto.
 
Tendono imboscate tra le pieghe del tempo.
 
Queste parole sono un tentativo
di catarsi o sublimazione
o forse il processo alchimistico
di raffinare la materia grezza
di quella frase banale
per trarne qualche lamina d'oro.
 
Oggi nostalgia e vuoto
si sono manifestate così.
Ci sono stati momenti, e certo ci saranno,
in cui 
memoria e ricordo,
un certo profumo nell'atrio di casa,
il colore di uno scialle
o l'attacco frontale, impietoso,
di una fotografia
hanno adempiuto il loro dovere.
Chissà in quali altri modi sorprendenti
il mondo mi narrerà
come un segreto detto all'orecchio
la storia prodigiosa
che solo la morte ha interrotto:
per qualche tempo.
Sì, solo per qualche tempo.
 
Con la nostalgia e il vuoto 
non è che si possa far molto.
O forse sì: continuare a credere, amare e sperare.

 

Jonathan Simone Benatti - 02/10/2024

martedì 24 settembre 2024

Quello che è amabile

Quello che è amabile [...] questo sia oggetto dei vostri pensieri.
(Paolo di Tarso, Lettera ai Filippesi 4:8)

I. 

Settembre mi assilla,
mi assedia,
mi circonda impietoso.
Pone il suo oro fiammeggiante
sui miei occhi
e rende ogni cosa che guardo
rilucente.

Fa bella 
la strada sconnessa,
la foglia che cade,
l'erba che si piega,
il mare abbandonato,
la barca legata alla bitta,
fa belli anche i nostri visi.

E' dolce la sconfitta
che dichiaro
ai suoi giorni.


II.

Piccola creatura
che contiene la gioia del Creatore
oggi ti ho stretto a me
in un lungo abbraccio.
Per un attimo
ho afferrato il senso
delle cose,
la loro ragione.

Poi nel salutarti,
tornando al lavoro quotidiano,
ho fischiato e cantato
qualcosa che non ricordo
e lieto ho camminato
pensando che al fiore che sboccia
preferisco l'uva che si coglie.

Jonathan S. Benatti - 24/09/2024

mercoledì 18 settembre 2024

Alcune righe dopo una notte insonne

Ci si innamora
del concetto di amore.
Si vagheggia alla vista 
d'un volto bello e sconosciuto,
si contemplano i lineamenti
e s'immagina con un certo diletto,
come in una fiaba,
un sentimento e una corrispondenza.

L'Amore ha un volto segnato
e segna il volto di chi chiama.
E' la persistenza richiesta dal cammino
che disperde e seleziona
i partecipanti.

Solo chi è disposto a mettere in gioco
tutto sé stesso
troverà coesione e forza per proseguire.

L'antico adagio racconta
che il vincitore è colui che fugge.

L'Amore, sorride benevolo,
pronto a correggere.
Vince chi continua a camminare,
chi raccoglie le cose disperse sulla strada
dopo una caduta
e prosegue,
prosegue:

Ogni cicatrice,
ogni ruga,
ogni ferita,
sono il suolo su cui
cresce l'Albero della Vita.

Jonathan S. Benatti - 18/09/2024

martedì 10 settembre 2024

Nucleo

Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose. 
(Paolo di Tarso, Filippesi 3:1)

I.

Ogni essere umano sogna,
progetta, imposta il suo cammino
orientandosi con una parte di cielo
che ama scrutare con insistenza,
forse in cerca di riferimenti
(una mappa dell'esistere)
o forse perché si sente a casa.

Gli astri di questo firmamento
si riflettono sul mare
che ognuno porta in sé.
Tumulto, bonaccia, baluginare di riflessi luminosi,
schiumare rabbioso, spuma giocosa,
ruggito potente, frangersi ritmato
e forme cangianti
sono corrispondenza esatta
tra cielo, percorso e mare.

II. 

Custodisco i miei sogni
come ogni uomo.
La notte li enumero;
lieto penso a quelli che si sono realizzati
dopo tanto sperare;
immagino scenari, calcolo le probabilità,
combatto fantasmi senza volto,
mi preparo ai nuovi percorsi
da intraprendere,
avendo in vista il Cielo.
Il mare si acquieta.
Mi addormento cullato dall'ondeggiare
lento, ritmato.


III.

Il tempo mi ha reso stratificato,
ma il nucleo,
nella semplicità dei suoi elementi,
pochi per davvero,
mantiene tutto in vita
con il suo risoluto pulsare,
con il suo calore donato 
a tutti gli strati
di cui sono composto.

Se approssimo la sua composizione 
e la sua funzione per metafore
é perché non ho una formula
per raccontare i volti 
di chi amo.

Jonathan S. Benatti - 10/09/2024
 





Autunno

Nella speranza infatti siamo stati salvati. 
(Paolo di Tarso, Romani 8:24)

Certo è l'arrivo
dei giorni effimeri,
ancor di più dei giorni oscuri.

Per ciò provo ad accumulare
ogni istante di gioia e felicità:
costruire un granaio di riconoscenza,
ammassare speranza
pronunciando ogni giorno
la sola parola che conta:
vita.

Jonathan S. Benatti - 10/09/2024

lunedì 22 luglio 2024

Mappa del cielo

Distogli lo sguardo da me.
Il mio compito non è
d'essere una stella fissa,
ma d'insegnarti a guardare il cielo
perché tu possa orientarti.

Cercherò d'esser sempre
un piccolo telescopio portatile
attraverso il quale 
tu possa meglio scrutare gli spazi immensi.

Sarò trasparente, 
sarò un oggettino da tenere alla cintura
come gli strumenti d'uso quotidiano:
silenzioso, utile,
la cui mancanza avvertirai solo quando
sarò smarrito o lasciato sul tavolo.

Ecco cosa voglio essere per te:
una lente che ti permetta
di cogliere mistero e splendore.

Tu costruirai, camminando,
le tue mappe ed effemeridi.

Jonathan Simone Benatti - 22/07/2024

L' arrivo dell'Autunno

Torni come ogni anno atteso; il mio cuore trabocca di succosa nostalgia per la vita: i tuoi colori luminosi non accecanti conferiscono senso...